Spunti di psicologia in pratica

La PNL: la mappa non è il territorio

Un insieme di strumenti pratici che lavorano su linguaggio, obiettivi e risorse personali: non per pensare positivo, ma per allargare le possibilità di scelta.

Il punto di partenza

Non reagiamo alla realtà, ma alla nostra rappresentazione

Il presupposto più noto della Programmazione Neuro-Linguistica è che la mappa non è il territorio: ognuno di noi costruisce una rappresentazione personale del mondo, filtrata da esperienze, credenze e linguaggio. Non possiamo cambiare tutti gli eventi, ma possiamo lavorare sulla mappa con cui li leggiamo - e quindi sul modo in cui rispondiamo.

È l'approccio più orientato all'azione tra quelli che utilizzo: si concentra sull'obiettivo, sul come e sui passi concreti. Per questo si integra molto bene con la consapevolezza della Gestalt e la lettura relazionale dell'Analisi Transazionale.

Tre strumenti che uso più spesso

La mappa e il linguaggio

Le parole non descrivono soltanto: costruiscono. Cambiare «devo» in «scelgo di», o «sono fatto così» in «finora ho fatto così», modifica lo spazio di manovra.

L'obiettivo ben formato

Un obiettivo utile è formulato in positivo, sotto il proprio controllo, concreto, verificabile e compatibile con il resto della propria vita.

Le risorse

Quasi sempre la risorsa che serve è già stata usata in un altro momento della vita. Il lavoro consiste nel ritrovarla e renderla disponibile qui.

In un percorso individuale

Come si traduce negli incontri

  • trasformare un desiderio vago in un obiettivo definito, verificabile ed ecologico
  • riconoscere le generalizzazioni («non riesco mai») e rimetterle alla prova dei fatti
  • cambiare le parole con cui raccontiamo un problema, per aprire margini di scelta
  • recuperare risorse già possedute e riportarle nei contesti in cui servono
  • prepararsi mentalmente a una situazione difficile: un colloquio, una presentazione, un confronto

Una precisazione importante: la PNL non è una scorciatoia e non sostituisce la comprensione. Usata da sola rischia di restare in superficie; inserita in un percorso che tiene conto di emozioni, storia e relazioni, diventa un ottimo strumento per passare dall'intuizione al movimento.

Una domanda per te

Che cosa voglio, esattamente, al posto di ciò che non voglio?

È la domanda che ribalta il punto di vista. «Non voglio più sentirmi sopraffatta» descrive ciò che si vuole lasciare; «voglio poter dire no senza sensi di colpa» descrive una direzione praticabile.

Un piccolo esercizio: l'obiettivo in cinque righe

Prendi un obiettivo che rimandi da tempo e scrivi cinque righe: che cosa voglio (in positivo), come lo riconoscerò (cosa vedrò, sentirò, farò di diverso), quando e dove, cosa dipende da me, cosa mi costa ottenerlo. Se l'ultima riga resta vuota, l'obiettivo è quasi sempre di qualcun altro.

Hai un obiettivo che non riesci a mettere in movimento?

Nei percorsi individuali e di coaching lavoriamo proprio su questo: dalla direzione ai passi concreti.